Prendetevi anche il Cielo – Romanzo a puntate:”Un’aria diversa”.

Ogni #mercoledì vi porto:” Prendetevi Anche il Cielo”, un romanzo che è ambientato in Calabria, e parla proprio della regione, e di alcuni suoi problemi, come la mafia, il disagio giovanile e altro…

ATTENZIONE: si precisa che, come altri racconti del blog (poesie incluse), questa è un’opera di fantasia. Ogni riferimento a luoghi, eventi, reali (varie ed eventuali) è puramente casuale!

Romanzo scritto e curato da me: Paolo Pileggi/Lo Scrittore Volante, tutti i diritti riservati.

Il titolo è ispirato ad un passo della poesia di Franco Costabile “L’ultima Uva”.

Puntata precedente:” https://loscittorevolante.wordpress.com/2022/03/23/romanzoapuntateera-cosi-fottutamente-umano-prendetevi-anche-il-cielo/

II°Alba

Un’aria diversa

Presi il treno per Cosenza, come avevo detto. Non vedevo l’ora di andare via, di evadere dalla mia cittadina.

A volte la consideravo una prigione. Un posto condensato di giudizi e pregiudizi, tutto il negativo delle persone era sempre malcelato. Era come vedere dei corpi in putrefazione che cercavano di nascondere la cancrena con degli stracci.

Era sempre facile per me capire le persone. A Cosenza era un altro modo: molta gente frequentava l’università, avevi a che fare con più realtà. La considero la città più aperta ed evoluta della Calabria.

Il treno era sempre così pieno, a volte ce ne stavamo in piedi tutto il viaggio. Io, ogni volta, ascoltavo musica nel tragitto, non riuscivo mai a pensare in situazioni simili, riuscivo a farlo solo camminando.

Era sempre bello avere la possibilità di cambiare prospettiva, questo mi offriva quella città, che rispetto alla mia sembrava immensa. C’erano palazzi nuovi, alcuni così alti… niente di tutto questo da me.

Quella volta riuscii a trovare un posto a sedere, per quasi tutto il viaggio guardai fuori dal finestrino.

Sospirai, perché come al solito pensai alla mia Cristina, non potevo farne a meno, Mi fece male il cuore, sapendo che non era con me. era l’unica pecca.

Dentro la mia testa la musica, che mi portava via:
Ehi, oggi va così, si via da questo posto malinconico

Fine d’estate, notte d’agosto

Il lampione che lampeggia luce arancio

Pensarci ci fa strano

L’amore fatto adesso nasce a maggio

Vieni qui che per andarsene si scappa insieme”.

Il tramonto calava piano sulla Calabria, io avevo voglia di ricominciare ed era quello il mio rifugio, e potevo farlo solo in posti che mi davano la sensazione di poterlo fare.

Nella mia città non vedevo mai niente del genere. Era tutto statico, le storie che sentivo erano sempre tutte uguali, era tutto noioso.

E poi, a Cosenza avevo un’altra casa in cui vivere.

Quando arrivai alla stazione, era l’imbrunire, presi la mia valigiaia, camminai per le strade di Cosenza, andando verso casa nostra.

Respirai a pieni polmoni quell’aria. Magari non era tanto pulita, ma doveva solo essere diversa.

Era strano notare come anche solo quel piccolissimo dettaglio bastava a farmi sentire in un altro modo; ed era vero: l’aria era diversa, questa cosa non me la sono mai spiegata.

Come se tramite il respiro, potessi avvertire un sapore diversa di qualcosa che non si mangia.

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