#Fogliobianco:”Smettere di scrivere”.

Ultimamente mi sono chiesto e detto se era meglio smettere di scrivere, magari sarebbe bene prendere una pausa, magari mi aiuterebbe anche per qualche visualizzazione in più e avrei anche più tempo per studiare.

È un paio d’anni però che sono sempre scombussolato, sempre incazzato e scrivere è diventata quel rifugio e valvola di sfogo, la voglia di esprimere pensieri ed esperienze, come se la forma scritta sia veramente più forte della verbale. E forse lo è.

Molto spesso ho pensato di darmi un limite, a chiedere scusa perché scrivessi e cosa scrivessi, forse sono stato il primo nella storia.

Come se fosse mai servito a qualcosa.

Non mi sono saputo fermare, le parole sono continuate a scorrere, come il sangue metaforico che usciva dal mio cuore e dalla mia mente, distrutti.

Pensare e scrivere tutto ciò che non riesco ad accettare, è stato ed è proprio quel modo che ho per disinnescare la bomba inesplosa dentro di me, continuando a farlo, con questi più o meno velati riferimenti, a ciò che scrivo.

Mi sono anche rotto il cazzo di darmi dei limiti, e di chi legge senza comprendere, di questa ignoranza ed analfabetismo funzionale.

Di questo modo di vivere: se qualcosa non funziona la butti, senza provare a ripararla, come le scarpe. Ed io, le scarpe ho provato ad aggiustarle e così ho fatto, andando più volte dal calzolaio, fino a quando non c’è stato più nulla da fare.

Le persone, non sono però, indumenti ed oggetti.

Quando litighiamo, mi blocchi, non mi parli, non hai intenzione di un confronto diretto, un confronto che ti avrebbe risolto tutti i problemi che ti fai.

Hai pensato che non fossi capace di accettare un rifiuto, quando nemmeno, però, non mi è stata neppure concessa la possibilità di sentirmi tale.

Mi sento ancora osservato, quando scrivo, mi sento ancora giudicato.

Sento ancore che qualcuno continua a fraintendere: mi sto quindi chiedendo quale sia l’effettiva utilità di trattenere i pensieri.

Di evitare di scrivere “S***” e altre cagate simili, dato che comunque non cambia niente.

E allora continuo a scrivere e se permettete, mi voglio anche concedere il lusso di uno “sfogo”.

Mi sento ancora osservato, nel corso dei mesi ho sempre pensato di essere monitorato, tenuto sotto controllo e ne ho avuto la conferma.

Mi hanno dato del paranoico, se non mi son fidato. Ma come avrei mai potuto farlo, sapendo che la persona che diceva di fidarsi, era la prima a raccontare fandonie?

Sapendo poi da terzi che erano i primi ad essere traditori e chiacchieroni?

Concedetemi il lusso di dire a chi legge, e chi penso che legga, che non devono preoccuparsi, che colui che scrive non è certamente un criminale che traumatizza la gente e le ragazze/donne di cui si innamora.

Sì, concedetemi il lusso di pensare che il solo ad essere stato ingannato e traumatizzato qua, sono io.

Ed è per questo che scrivo.

Poi, in fondo, sapere che qualcuno mi legge, fa gli screen a ciò che pubblico, cosa dovrebbe significare? Non è anche questo un modo di pensarsi, anche se, ovviamente, in maniera totalmente sbagliata?

Pare che stavo dicendo io alle persone di continuare a leggere? Insomma, lo “stalkerizzato”, qua, pare di esserlo io.

Costantemente giudicato, costantemente messo alla gogna, il tanto pericoloso romantico, che la cosa più pericolosa che fa è scrivere, per poter smettere di pensare a ciò che gli fa male.

Ma no, prego, continuate a guardare a leggere ogni mia mossa, a credervi migliori di me, a fraintendere.

Perché sono proprio queste le cose che mi hanno fatto e mi fanno incazzare, come l’impossibilità di spiegarmi, semplicemente essere bloccato, ogni pensiero e sentimento fermato sul nascere. E certe cose diventano ossessioni, cattiverie, violenze e negatività, proprio perché ci si sente invasi, giudicati, censurati, distrutti.

E la rabbia via non va, continua a coesistere con te, insieme alla voglia di cambiamento, sì…

È una rabbia che non trova sfogo e so che non accadrebbe nemmeno se dovessi realmente mettere in atto le “violenze” che avevo scritto tanto tempo fa, su cui ancora vengo giudicato, ma tant’è… questa è Lammerda Terme.

So che la rabbia ormai si è talmente cristallizzata dentro di me che nemmeno più sento la sua voce, sono diventato un tutt’uno con essa.

E continua a produrre lezioni di vita, e non riesco a smettere di scrivere.

Intanto, chissà cosa mai calmerebbe veramente ‘sta rabbia… spesso penso possa essere ottenere ciò che desidero, ma ora che non so più se lo voglio, potrebbe non bastare nemmeno quello.

La foto che vedete nell’immagina in evidenza, è stata presa nello stesso momento in cui stavo cercando di capire come dovevo chiudere. ho fatto una “dichiarazione d’amore”, da solo, parlando da solo:

  • Ehi, S***, sai, mi piace molto parlare con te. Mi diverto, sei una persona con cui mi sento a mio agio, mi piace molto ridere con te, farti ridere. Ti andrebbe di uscire, per conoscerci meglio?

E in quel caso, anche un “No”, me lo sarei fatto andare molto bene.

Sì, non gliel’ho voluto dire perché non volevo farlo in situazioni in cui mi sarei sentito  a disagio, perché ho sempre avuto paura di come avrebbe reagito.

Evidentemente, le persone con cui stavamo, mi facevano sentire in questo modo, forse, non di tutti provo il dispiacere di aver perso.

… non sento neanche più Dio.


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