#Romanzoapuntate: “Prendetevi Anche il cielo” II°Alba – parte 7:”Ti Amo.”

#Romanzoapuntate:”Prendetevi anche il Cielo”,

ATTENZIONE: si precisa che, come altri racconti del blog (poesie incluse), questa è un’opera di fantasia. Ogni riferimento a luoghi, eventi, reali (varie ed eventuali) è puramente casuale.

Romanzo scritto e curato da me: Paolo Pileggi/Lo Scrittore Volante, tutti i diritti riservati.

Dato che nessuna delle persone descritte esiste realmente, e quindi non vive le sperienze descritte. (Ovviamente).

Ogni #mercoledì vi porto:” Prendetevi Anche il Cielo”, un romanzo che è ambientato in Calabria, e parla proprio della regione, e di alcuni suoi problemi, come la mafia, il disagio giovanile e altro…

Il titolo è ispirato ad un passo della poesia di Franco Costabile “L’ultima Uva”.

Puntata precedente:” Si un c’è gustu un c’è pirdenza

Riassunto ultima puntata: Valentino incontra i mafiosi che avevano rischiato di ucciderlo, e gli dicono che si deve unire a loro …

II°Alba

Parte 7:”Ti amo”

Tornato a casa, feci tutto in maniera totalmente naturale, come se l’incontro che avevo fatto non mi influenzasse in alcun modo.

Avevo solo voglia di vedere la mia ragazza e farci l’amore.

Nonostante tutto il caos che stava accadendo, la mia testa era comunque concentrata sempre sulla stessa cosa.

Mi ricordai dei primi tempi in cui stavo con la mia ex, anche in quel tempo avevo un entusiasmo simile, e, chiaramente, con lei l’avevo fatto comunque, ma con Cristina ero talmente eccitato che era come se dovessi farlo per la prima volta.

L’amore è quel sentimento che quando nasce spontaneo, puro, sai che è vero.

In quel posto e in quelle situazioni in cui ero cresciuto e vivevo, capitava spesso di separarsi, per cose esterne che contaminavano il rapporto, così com’era successo con Martina.

Ci si smetteva di parlare per seghe mentali, alla fine. Idee che ti venivano immesse nella testa come veleno; era così da quelle parti.

Ed ero contento che il rapporto tra me e Cristina ce lo gestivamo noi, senza interferenze di amici o altro, anche perché l’avevo conosciuta separatamente dalle nostre situazioni.

Ci vedevamo quella sera stessa, mancava poco, non vedevo l’ora.

A casa mi feci una doccia, mi vestii elegante. Ero davvero innamorato di lei, ci tenevo a far andare bene le cose.

Eravamo rimasti d’accordo per cenare insieme. Presi la mia macchina, la pegout grigia di mio padre.

Come quella mattina, andai a prenderla sotto casa; era lì, incantevole. Aveva dei jeans e una maglietta rosa che scopriva un po’ l’ombelico: naturale, sexy.

Ci baciammo subito e andammo a mangiare una pizza in un posto vicino al mare. Volevo dirle del mio incontro, ma avevo paura di rovinare quell’atmosfera romantica, e non ci pensai più. Glielo avrei detto poi.

La mia bellissima Cristina, che ogni volta che la facevo ridere, mi scioglieva il cuore.

Dopo cena, andammo a farci una passeggiata sulla spiaggia vicina, che era enorme, si distendeva per chilometri, e noi lo facevamo nel buio quasi totale, tenendoci per mano, ascoltando i sussurri del mare.

Solo la luce dei lampioni giungeva dolcemente da quelle parti, senza disturbare troppo.

In certe notti non c’è cosa che calma di più di una spiaggia deserta.

Cominciammo a baciarci, eravamo lontani da ogni sguardo indiscreto.

Lei iniziò a far scivolare lentamente la mano sulle mie parti basse, nella penombra la vidi sorridere e sussurrare:

  • Tanto siamo qui per questo, no?

Cominciò a toccarmi, e me lo tirò fuori, e iniziò a fare sesso orale.

Io iniziai a gemere, non vedevo l’ora da tempo che iniziasse. Mi spogliai durante quel momento.

Dopo un po’ anche lei fece lo stesso, abbandonammo con noncuranza i vestiti sulla sabbia, rapiti dall’eccitazione.

Dopo mi sedetti nudo sulla sabbia, lei continuò il “servizio” e io la toccavo di continuo, era bellissimo.

E ci rotolammo sulla sabbia, prima da seduti, poi la girai di un fianco, in quella posizione mi faceva impazzire: risaltava tutta la bellezza del suo corpo.

La “faccenda” durò un bel po’, cambiavamo posizione, sporcandoci sempre di più di sabbia.

E quando finì, così come eravamo, ci buttammo in acqua, sentendoci addosso la sensazione di libertà.

Ci baciammo ed abbracciamo in acqua, giocavamo, ridevamo.

E lì, dopo tanto movimento, ci fermammo a guardarci negli occhi, e per la prima volta ci dicemmo nello stesso momento:

  • Ti amo.

… Continua settimana prossima.

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