“Prendetevi Anche il Cielo” – I° Alba – Parte Quarta:”Radici”.

ATTENZIONE: si precisa che, come altri racconti del blog (poesie incluse), questa è un’opera di fantasia. Ogni riferimento a luoghi, eventi, reali (varie ed eventuali) è puramente casuale.

Dato che nessuna delle persone descritte esiste realmente, e quindi non vive le sperienze descritte. (Ovviamente).

Ogni #mercoledì vi porto:” Prendetevi Anche il Cielo”, un romanzo che è ambientato in Calabria, e parla proprio della regione, e di alcuni suoi problemi, come la mafia, il disagio giovanile e altro…

Avevo scritto questo libro per la prima volta nel “lontano” 2019, ho anche partecipato al “premio Graziano”, con esso, finendo nelle menzioni speciali.

Lo riscrivo da capo, come una specie di prequel de “Un Piromane in Ferie”. Infatti qui appare Valentino, personaggio che Compare verso la fine del suddetto.

Parte precedente: Benny

L’inizio della I°Alba: qui

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“Radici”

Alla fine, Benny mi prese quasi in giro tutto il tempo, diceva sciocchezze che sentii ancora dette dopo anni anche da altri, dicendo che a noi “ci piacciono solo quelle belle”. Come se persone come me, dovrebbero stare lontani dalle belle ragazze.

Ma, il mio amico lo faceva per imitarli, per prendere in giro quegli sciocchi modi di fare e di dire del nostro paese, pieno di superficialità e seghe mentali. Ricordo ciò che disse:

  • Se devi pensare a tutta sta gente, che pensa che sei scemo, scioccato, e cazzate del genere…un ci nesci mai! Ogni volta sennò, devi assomigliare sempre a qualcuno che non sei. Uno, Nessuno, Centomila.

E io ascoltandolo, annuii, ero d’accordo al 100%.

Eravamo infine arrivati al lido, ancora mancava un po’ al concerto, e continuammo a parlare di cose leggere: calcio, serie tv e cose simili.

Tra noi capitava di rado un discorso in particolare, a differenza di molti in quei paesi: non si parlava delle altre persone. Beniamino odiava parlare di altre persone, specialmente se si cadeva in giudizi e pettegolezzi.

E lo capivo bene: da quelle parti succedeva anche fin troppo spesso che si raccontassero falsità e altre castronerie, ne eravamo anche noi vittima, e lui non voleva fare parte di quel mondo, neanche un po’.

Anche per quei motivi, uno vuole andare via, in fondo. Uno si stanca di molte cose… Benny avrebbe voluto che me ne andassi via con lui, su. Spesso mi diceva che c’era molta più “figa” su che lì avrei trovato altre persone, anche migliori.

A me non interessava, al tempo ero veramente intenzionato a restare in Calabria, nonostante tutto. E non era solo per il fatto che mi stavo innamorando di Cristina: amavo la mia terra, e pensavo di poterla cambiare, di poter vivere in modo decente lì, dove ero nato e cresciuto e in cui il mio cuore, in ogni caso, era radicato da e per sempre.

Ma ai tempi, il buon Benny, non aveva neppure intenzione di avere una relazione, infatti – diceva -, che non riusciva a trovare il tempo, la voglia, o la persona adatta. Si, pare che scopasse e basta.

Non mi sembrava tanto contento di ciò: pensavo che fare tanto sesso senza sentimenti potesse essere una soluzione, ma ai tempi non comprendevo la sofferenza e la solitudine della cosa. Nella vita, è veramente difficile vivere con delle mancanze: hai una cosa, ma non hai l’altra, è tutto sbilanciato.

Ci prendemmo da bere due birre, ci portarono delle patatine, e seduti ad un tavolo, ascoltavamo della buona musica rock. Eravamo trascinati dalla musica, da discorsi e risate tra noi. Quanto eravamo allegri, al tempo?

Giovani verso l’età adulta, che iniziavano ad avere piccole responsabilità, ma ancora tanto spensierati.

Poi ad un certo punto arrivò lei.

Era vestita in maniera semplice, ma mi faceva un effetto tale, che era come se fosse sempre vestita con qualche abito elegante. Aveva solo una maglietta e dei jeans.

Era venuta con un paio di amiche: ci salutammo con un piccolo bacio. Benny si presentò, e fece un po’ di conoscenza con Cristina.

Dopo un po’ di tempo disse che eravamo una bella coppia, era contento, era sincero, nonostante una parte di lui mi avrebbe voluto strappare via da lì, era palese.

Poi mi allontanai un po’ con lei, andammo davanti al palco. Ero tentato di farci l’amore in quel momento, davanti a tutti, ero proprio coinvolto.

Infatti ci baciammo e toccammo un po’, abbracciati. Toccai più volte il suo sedere, che al tempo attirava le mie mani come magneti.

Lei però era dispiaciuta di aver lasciato il mio amico da solo, e alla fine facemmo due chiacchere, e mi disse di stare calmo.

  • Dai, Vale. Non è il posto giusto.
  • Scusami, Crì. Stai veramente bene stasera.
  • Grazie, ma non siamo solo noi, c’è anche il tuo amico, non è questa la sera giusta.
  • Hai ragione.

Fu molto più razionale di me, anche se credo che la voglia era venuta anche a lei, anche più di me.

La bacai sul collo, le guardai i capelli:

  • Sembra che hai i capelli rossi con questa luce… che bella!
  • Vuoi che mi tingo? – Domandò lei, ridendo.
  • Ma che! Stai bene così.

Dopo se ne andò via con le sue amiche, e salutò me e Benny, che ci aveva guardato, e iniziò a farmi battutine.

Continuammo a stare lì, la musica finì, continuammo a bere, si fece talmente tardi, che stavano per chiudere il locale, quando…

Quando poi successe quella cosa, che mi cambiò la vita per sempre.


Una replica a ““Prendetevi Anche il Cielo” – I° Alba – Parte Quarta:”Radici”.”

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